Garel Quentin

Quentin Garel nasce nel 1975 a Parigi, dove vive e lavora.

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Scultore e disegnatore di grande talento, il giovane Garel, dopo il diploma alla Scuola Nazionale Superiore di Belle Arti di Parigi, una borsa di studio all'Art Institute di Chicago e un soggiorno di due anni alla Casa Velasquez di Madrid, opera a Parigi con commissioni di grande prestigio. Nell'ottobre 2005 è stata inaugurata l'installazione nel Parco Chemin de L'Isle, fuori Parigi, di tre grandi sculture commissionate dallla Regione: realizzate in ferro, la più grande misura 6 metri di lunghezza.
Nel giugno 2009 è stato inaugurato un grande gruppo scultoreo/fontana all'interno del Parc des Gèants nella città di Lille in Francia, un immenso muro vegetale di 30 metri di lunghezza e 2 di altezza, dal quale emergono 28 teste di animali realizzate in ferro che spruzzano acqua all'interno di un ampio circuito di vasche.
Dalla Primavera del 2015 e fino al 2016 due grandi sculture troneggiano davanti al Museo delle Scienze Naturali di Parigi dove nell’autunno del 2016 è stata allestita una sua mostra personale.
In occasione della scorsa edizione della Biennale di Venezia, la personale “Beauty and the beast” è stata allestita in collaborazione con la Fondation Valmont, presso Palazzo Tiepolo a Venezia, quale evento collaterale accreditato dalla Biennale.

Nel 2019 è stata allestita un’ampia retrospettiva che rappresentava 20 anni di lavoro, presso ll Museo Matmut, Centro d’Arte Contemporanea di Saint-Pierre-de-Varengeville in Normandia.

E’ attualmente in corso, fino al 29 marzo 2020, una grande mostra personale dal titolo « Anomal », presso il Castello del Domaine de Chamarande, in Francia.

Protagoniste dell’opera di Quentin Garel sono le creature animali in genere, anche se inizialmente la sua indagine era rivolta principalmente all’animale domestico, quello più sottostimato, banale eppure per noi vitale: l’animale d’allevamento. Sottomessi alle leggi sempre più crudeli di un mercato regolato dal consumismo, mucche, maiali, polli sono sottoposti ad un allevamento intensivo divenuto industriale. Questo ciclo di opere di Garel è quindi da un lato una sorta di commemorazione dell’animale detto “di consumo” con l’intenzione di glorificare colui del quale ci nutriamo e quindi grazie al quale sopravviviamo, e dall’altra sembra voler attirare l’attenzione sulla mancanza di rispetto per la Natura, una riflessione sulla Terra che sembra inesorabilmente accelerare il proprio declino.
Particolarmente ironico è il ciclo di opere Baigneuses, dedicato in passato ad ironiche "paperette" e "vitelline" in versione bagnanti: pressochè "ready-made" vengono realizzate con il supporto di vecchi manichini in legno. Sempre appartenenti a questo periodo sono le grandi teste bovine della serie Trophées, imponenti trofei che fanno da contraltare al ciclo di lavori immediatamente successivi, ovvero lunghi ed esili crani di uccello, evocatori della grazia e fragilità dei giovani volatili. Numerose anche le grandi mandibole realizzate in ferro e poggiate al suolo quali antiche vestigia di un passato immaginario.
Più di recente Garel sembra aver allargato lo sguardo a tutto il regno animale, negli ultimi anni sono iniziati a comparire coccodrilli, elefanti, giraffe ed ippopotami, ma anche qualcuno di piccola taglia come rane, struzzi, scimmie e tartarughe. Con l’ironia che lo contraddistingue il giovane Quentin riesce a conferire agli animali presi in esame un’identità ben precisa cogliendo, tra le tante caratteristiche di una specie, proprio quella che ne contraddistingue l’individualità.

Dal padre Philippe, artista e docente all'Accademia di Rouen, Quentin Garel ha sicuramente ereditato la versatilità, la capacità di utilizzare le tecniche e i materiali più disparati con sorprendente disinvoltura.
Per la scultura utilizza essenzialmente il legno ma, naturalmente, sono numerose le fusioni in ferro e in bronzo. I disegni, realizzati a matita, carboncino e a volte acquarello su fogli di grande e grandissimo formato (fino a 5 metri di larghezza) raffigurano anch'essi animali: grandi composizioni ove un sapiente gioco di sovrapposizioni lascia affiorare sagome di struzzi, becchi, mandibole e grandi espressivi occhi di mucche e giraffe; inequivocabile il segno dello scultore, la gestualità e la spontaneità del tratto finalizzato allo studio, al bozzetto, all'analisi anatomica di ogni particolare. Non sono però studi preparatori bensì opere compiute ove emerge la complessità della composizione, dissolta dalla leggerezza del disegno.

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