Giovannini Andrea

Andrea Giovannini nasce nel 1962 a Lugo di Ravenna. Vive e lavora a Campagnola Emilia (Reggio Emilia).

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Dopo gli studi artistici conseguiti a Reggio Emilia e Urbino, Andrea Giovannini ha maturato la propria ricerca espressiva collocandosi fra gli esponenti del Neovedutismo italiano delle ultime generazioni. Al centro della sua produzione sta la ricerca sul paesaggio, letto attraverso l'osservazione attenta della luce e degli effetti atmosferici, in una accezione intimista e metafisica al contempo.
L'artista ha iniziato la propria attività espositiva nel 1981, collabora con diverse gallerie d'arte e ha partecipato ad importanti rassegne in Italia e all'estero.

La tematica del paesaggio nell'opera di Andrea Giovannini diviene strumento di conoscenza fortemente espressivo di una visione poetica dei luoghi in cui la suggestione diventa consapevolezza del proprio vivere umanamente fra contemporaneità degli eventi e quotidianità, in armonia con l'ambiente naturale e storico in cui la componente urbana emerge nella sua specificità.
I viaggi in Europa e nelle regioni interne degli Stati Uniti sono stati decisivi per la ricerca espressiva dedicata alla spazialità come categoria descrittiva. Dopo la sperimentazione di materiali e tecniche diverse legate all'esigenza di trasfigurare le immagini fra realismo e sublimazione di quanto ha vissuto e profondamente amato, la sua ricerca pittorica si è attestata sull’utilizzo della tecnica mista su tavola, privilegiando tempera e acrilico, con rifiniture a pastello.

Importante in questo senso appare l’insegnamento della Scenografia, che svolge da diversi anni presso un istituto superiore, non solo per la ricerca svolta su materiali e linguaggi artistici, ma soprattutto per l’apertura alle grandi dimensioni, con un nuovo senso dello spazio e del tempo. Non a caso le opere della sua fase più recente, iniziata nel 2018, si intitolano perlopiù Fondali, solo che il teatro è diventato quello dell’immensità degli oceani, degli orizzonti fra terra e cielo, dove il termine di confronto è ancora la civiltà umana nelle sue manifestazioni più emblematiche (aeroporti, strade, città) ma in una chiave più avventurosa, di libertà assoluta.

L’artista, assorto nell’osservazione del reale poeticamente trasfigurato, è diventato un esploratore ardito e giocoso. Applicando sulla tavola varie tipologie di smalti, Giovannini ottiene delle colature e delle velature, che suggeriscono l’idea delle differenti profondità, delle correnti, delle variazioni cromatiche della superficie terrestre e dei fondali marini. Gli effetti di accumulo e sfumatura in sovrapposizione, talora sfruttando anche le venature della tavola stessa, sono davvero emozionanti nella loro astrazione.

Nel contempo l’artista vi individua tutta una serie di elementi paesaggistici o di dettagli realistici, che va a delineare con minuta precisione, dando l’impressione di visioni satellitari. In seguito alla rifrazione della lunghezza d’onda della luce, il blu – o l’azzurro – è il colore degli spazi infiniti del cielo e del mare, degli orizzonti irraggiungibili, delle profondità insondabili. “Celeste” è diventato l’aggettivo per definire personaggi e scenari divini.
Come affermava Friedrich Holderlin (Iperione, 1793): “Perduto nell’azzurro sconfinato, io volgo spesso il mio sguardo in alto, / verso l’etere e giù dentro al santo mare, / ed è come se uno spirito familiare mi aprisse le braccia.”
Eppure il mare, infinita fonte di vita, è anche il luogo del mistero e dell’angoscia dell’inconoscibile, di ciò che si trova sotto la superficie. Un senso di mistero pervade le opere di Andrea Giovannini che, giocando con le dimensioni e i materiali, produce quell’alchimia fisica e immaginifica tipica dell’autentica opera d’arte.

Biografia a cura di Marcella Luzzara

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