“Oltre il giardino” Vera Rossi & Lilla Tabasso
22.04.21
Bologna
L'ambientazione degli scatti è costantemente la medesima, una affascinante dimora storica di famiglia, luogo dell'anima e nel contempo non-luogo, trasposizione di tante riflessioni ed espressione di infinite variazioni. Del resto, così come per la musica esiste un "tema e variazioni", anche la ricerca artistica di Vera Rossi sembra rivolta a sviluppare una melodia di fondo e tutte le sue possibili variazioni, anche notevolmente diverse tra loro, che l'autrice sa abilmente cogliere con i propri scatti, con i propri personalissimi interventi in post-produzione e soprattutto con la propria spiccata sensibilità.
Come spiega l'autrice:
"Da molti anni il mio lavoro si muove intorno a una costellazione di soggetti ricorrenti, meditati nel tempo: elementi naturali, finestre e ambienti attraversati dalla dimensione silenziosa del quotidiano.
Tornare sullo stesso luogo e sulle sue presenze non rappresenta un limite, ma un gesto indispensabile, quasi rituale, attraverso cui cogliere le variazioni minime che il tempo deposita aprendo possibilità inattese. È nella ripetizione che l’immagine si trasforma, rivelando nuove e quasi impercettibili forme di apparizione.
La finestra si configura come una soglia: uno spazio di passaggio tra l’interno domestico e l’esterno naturale, tra ciò che sembra immobile e ciò che è costantemente attraversato dal mutamento. All’interno, gli oggetti si trovano in una condizione di quiete, all’esterno, piante, fiori e agenti atmosferici disegnano una materia viva, esposta al tempo, al caso e alla cura.
In questo senso, il mio lavoro si sviluppa anche attraverso un’azione diretta sullo spazio, all’interno e oltre la finestra: pratiche come il giardinaggio o l’introduzione di nuovi elementi diventano parte integrante del processo, modificando l’ambiente o il paesaggio.
L’intervento prosegue nella post-produzione, intesa come ulteriore spazio di possibilità, dove l’immagine può essere accompagnata verso una forma più vicina alla visione interiore che l’ha generata.
Non considero la post-produzione un momento secondario, ma parte di un processo unitario in cui le diverse fasi si intrecciano e si riflettono reciprocamente. In questa prospettiva, l’idea di una fotografia purista perde centralità, lasciando spazio a una pratica aperta che non cerca definizioni rigide né appartenenze precise. Ciò che mi interessa è preservare una libertà formale capace di accogliere tecniche, strumenti e linguaggi differenti, compresi apparenti errori tecnici, ogni volta che questi si rivelano utili per dare forma alle immagini che cerco."
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a breve tutte le opere in mostra saranno visibili su questa pagina