Shamiri Behi

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Behi Shamiri, nasce a Teheran nel 1955. Vive e lavora a Parigi.

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Behi Shamiri lascia l’Iran all’età di 15 anni. Si trasferisce in Italia e si forma dapprima all’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Parigi.

Il ruolo della luce è determinante nella sua pittura, conferendo forza, volume, contrasto ad una pittura immobile, silenziosa, misurata. Il suo sguardo d’artista si posa sul mondo rivelando l’anima di figure, oggetti e paesaggi epurati di ogni dettaglio superfluo.

Behi Shamiri ha trascorso parte della sua vita per mare, navigando il Mediterraneo in lungo e in largo, risiedendo per lunghi periodi sulle coste, in particolare in Italia meridionale e sulle isole. Nella sua poetica emerge tutta la passione per la mediterraneità, per quella luce peculiare e quell'atmosfera rarefatta che si porta nell’anima e che contraddistingue i suoi lavori.
Nel suo atelier parigino, Shamiri sembra assorbire il caos e la tensione della metropoli per rilasciare sulla tela la quiete e l’armonia respirate altrove, in luoghi lontani nel tempo e nello spazio. Appaiono così paesaggi immobili e silenti, frammenti di vita fermati in fotogrammi di lucida sintesi visiva e trasformati in scenari quasi metafisici.
La rappresentazione di un semplice dettaglio, come uno scoglio, una bouganville, una terrazza sul mare, evoca luoghi che appartengono all’intimità dell’autore, luoghi dell’anima. Eppure non affiora alcun accenno al racconto, alla memoria, nessuna vibrazione, nessun trasporto. I soggetti vengono rappresentati con distacco, epurati di ogni dettaglio che possa evocare un ricordo, un’emozione. Divengono non-luoghi, totalizzanti, sospesi nel tempo.
Il tema delle Isole Eolie, ove Shamiri ha stabilito la propria dimora estiva per alcune estati consecutive, ricorre spesso nei suoi dipinti. Lo sguardo dell’autore ha percorso ogni variazione di luce su quell’ampio orizzonte, ogni ombra su quella vastità di spazi, analizzando e filtrando ogni cosa attraverso un processo d’interpretazione che ambisce all’essenza dell’immagine, nel tentativo di superare gli elementi instabili, mutevoli e accidentali per rivelare ciò che è stabile, necessario, assoluto.

Più recentemente si è dedicato alla natura morta, con un ciclo di dipinti dedicati alle composizioni di frutta, ove ogni segno, ogni variazione cromatica è ragionata e sapientemente dosata per raggiungere una dimensione di sorprendente equilibrio. I frutti sono rappresentati come architetture e si stagliano contro il paesaggio, appena accennato sullo sfondo, con sorprendenti costruzioni prospettiche che convergono lo sguardo in un punto sulla linea dell’orizzonte, ove appare una collina, qualche caseggiato, la presenza del mare in lontananza suggerita da un sapiente uso della luce. Il vaso di frutta in primo piano, tuttavia, domina la scena, fa pensare allo sguardo di una persona che osserva l’orizzonte ma viene distratta dall’opulenza di forme e colori offerte dal grande vaso barocco in primo piano, traboccante di limoni, uva ed altri frutti mediterranei, casualmente poggiato sulla balaustra, sulla linea di demarcazione tra cielo e terra, natura e civiltà, finito e infinito.

Un’intensa attività espositiva lo vede protagonista, nel corso degli anni, nell’ambito di mostre personali e rassegne collettive, mostre istituzionali e fiere internazionali d'arte contemporanea, soprattutto in Francia e in Italia. L’ultima personale alla Galleria Forni è del 2015.

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