Opentour 2026

Unboxed

Opentour 2026

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11.06.26 - 18.06.26
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"Volo notturno" è il titolo della mostra che ha per protagonisti quattro giovani talenti dell’Accademia, nell'ambito della dodicesima edizione di Opentour, la manifestazione organizzata dall’Accademia di Belle Arti di Bologna, in collaborazione con l’Associazione Gallerie d’arte Ascom Bologna e la Fondazione Zucchelli:
Luca Cavani, Jiulia Leone, Cecilia Martins, Chiara Milano.

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L'Accademia di Belle Arti di Bologna si apre alla città, raccontando la propria ricerca artistica dentro e fuori le proprie aule con un evento espositivo diffuso che coinvolge 31 gallerie e spazi privati, insieme a un ampio calendario di appuntamenti.

OPENTOUR conferma la propria vocazione di piattaforma dedicata alla promozione dei giovani talenti dell’arte contemporanea, trasformando la città in un grande laboratorio diffuso di ricerca, confronto e sperimentazione artistica.

Cuore pulsante di OPENTOUR è la rassegna "Giovani talenti in galleria", a cura di Carmen Lorenzetti e Giuseppe Lufrano, che coinvolge simultaneamente 31 gallerie e spazi privati di Bologna. Questo percorso espositivo costituisce il fulcro della manifestazione, creando un dialogo diretto tra la formazione accademica e il sistema dell’arte contemporanea. Fin dalla sua nascita, infatti, OPENTOUR promuove il rapporto tra l’Accademia di Bologna e il tessuto culturale cittadino, riconoscendo nelle gallerie un luogo privilegiato per sostenere e accompagnare le nuove generazioni nel loro percorso professionale.

In mostra alla Galleria Forni quattro allievi della sezione pittura, cattedra di Simone Pellegrini:
. Luca Cavani
. Jiulia Leone
. Cecilia Martins
. Chiara Milano

Inaugurazione giovedì 11 giugno dalle 15 alle 19.

Opentour fa parte di Bologna Estate 2026 il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna e dalla Città metropolitana di Bologna
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LUCA CAVANI nasce a Fano (Pesaro Urbino), nel 2002
diploma liceo artistico, apprendistato presso l’Accademia di Belle Arti, Bologna; iscritto alla cattedra Pellegrini del triennio accademico.
Dalla dinamica al pensiero. O viceversa. Senza l'ombra d’un principio.
Reiterazione e scarto incuneano nel processo il prurito che è vitale per il funzionamento del processo stesso.
Incerto sull’origine delle forme, è necessario dipingere per vedere.
Incauta è la mano che si leva e tenta di addensare un effetto della miriade di scelte che incombono sul collo, sulla spalla, dentro un barattolo di pittura liquefatta.
Non la scelta giusta, ma l’energia, la serietà e il pathos con cui si sceglie.
Quasi duecento anni fa Eremita scriveva ciò, oggi affronto il quadro e per vano che sia il tentativo, lo terrò immobile, l’assedio costante farà si che mostri qualcosa, una cosa di cui ho presentimento quando il punto infimo dell’occhio si fa pungere dal subdolo luccichio di un’immagine rivelatrice, un momento rivelatore.
Qualcosa già sulla tela sembrava suggerire le mie carezze e i miei affronti ad essa: una provocazione; allora promisi dedizione, il confronto immanente doveva comprendermi spirito e corpo. Decisi il formato, decisi il modo.
Il lavoro sussurra flebile dove affondare il colpo, sto solo tentando di levare un fendente.

JiULIA LEONE
nasce a Francavilla Fontana (Brindisi) nel 2003
attualmente iscritta al triennio dell’Accademia di Belle Arti di Bologna presso la cattedra del professor Simone Pellegrini. precedentemente alla cattedra di Leonardo Santoli.
L’immagine come un campo instabile, dove ogni gesto è già trasformazione, ogni segno una soglia. Le sue immagini nascono lacunose, intermittenti, come frasi spezzate che ritornano a cercare senso, custodendo l’incertezza come materia viva e la prospettiva come pragmaticità. Diluisce, sottrae, cancella: gomma arabica, acqua, tracce minime di pigmento. Con le mani, con lo straccio, con il pennello, trattiene solo ciò che resiste alla sparizione. Spazi non toccati si impongono come presenze, zone di arresto dove lo sguardo rallenta e si interroga. Tra impulso e cedimento, la materia si stanca, trova il suo punto fragile, il limite in cui fermarsi. È lì che si ascolta, misura, trattiene, guidata da una logica silenziosa che emerge dal processo. Tra gocce, aperture e condizioni variabili: oscilla, cerca il reale, lo sfiora e lo perde. Finché, in un contatto minimo e decisivo, vuoto e materia cessano di opporsi— e l’immagine accade.

CECILIA MARTINS
nasce a Cagliari nel 2004
ha frequentato il Liceo Artistico a Cagliari e attualmente frequenta il terzo anno del corso di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna presso la cattedra di Simone Pellegrini.
Paesaggi scortati all’improvviso, tagli che spezzano il ritmo e riequilibrano gli spazi tra colori vivaci che altrimenti sfocerebbero nel caos o nel nulla. Oggetti che si danno e si protraggono, lasciando allo sguardo il compito di tracciare il proprio percorso. Soggetti che sembrano tratti da una vecchia fiaba sono indifferenti a qualsiasi narrazione, generati da un gesto avventato e impulsivo che, contrastato da un altro invece delicato e mediante mette in pace il duello tra colori.

CHIARA MILANO nasce a Chieti nel 2002.
Attualmente iscritta al triennio dell’Accademia di Belle Arti di Bologna presso la cattedra del professor Simone Pellegrini.
Tele come varchi; da mondi lontani qualcosa parte, si imbatte nel supporto, qualcosa di così forte da flettere il legno, storcerlo, fino ad arrivare alla superficie della tela dove alla fine si offre. Qualcosa si è informato e qualcos’altro ha deformato. È la rivolta del soggettile.
Nella pittura di Chiara Milano si parla di disequilibri stabili, l’eterna partita tra caso, caos e volontà orchestrata da gesti smaniosi ma controllati. Niente è a caso ma il caso è contemplato. Su tela i preparati con colla di coniglio si ergono immagini in positivo alle volte naif e ironiche lasciando spazio anche al loro negativo; silenzi nel discorso pittorico che urlano come forsennati. Chiara lotta e scolpisce con la sua volontà e il caso procede con la sua riluttanza. Una catastrofe sul punto di crollare.
Un circuito di colori che ha bisogno della poesia per potersi azionare, bellissime parole senza significato.
«come la sabbia cupa e l’azzurro dei deserti, insensibili entrambi all’umana sofferenza».(cit.Baudelaire).

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